NW – Zadie Smith #ZadieSmith

Era Agosto quando ho scattato questa foto…😢

Confuso, spezzettato, slegato in ogni sua parte.

Frammentato, con continui cambi di scena, cambi di registro.

Tanti i personaggi, ma difficile capire chi sta parlando, con chi, dove, quando… difficile seguire i loro pensieri, praticamente impossibile venire a capo della storia, che, forse, non c’è affatto.

Moltissimi i dialoghi, attraverso i quali dovremmo risalire a personaggi, fatti, situazioni, ragionamenti, ma ahimè io non ci sono riuscita.

Non ho capito niente, veramente niente.

Sono giunta alla conclusione che il romanzo sia volutamente caotico, per descrivere un magma di diverse personalità, culture, estrazioni sociali, colore della pelle…

Il risultato è stato, per quanto mi riguarda, disastroso, nel senso che ho vissuto questa esperienza di lettura come un vero fallimento. Mio.

Ci tenevo moltissimo all’incontro con questa autrice, mi ero pregustata bellissimi momenti di lettura, e invece ho trascinato questo volume per ben 8 mesi (la Smith ha impiegato sette anni a scriverlo), incapace di arrendermi all’evidenza che non mi piacesse affatto.

Però voglio credere fermamente di aver solo scelto male, di aver semplicemente iniziato dal libro sbagliato.

Ci rincontreremo, magari con “Denti bianchi”.

Antonella Russi

di Zadie Smith (Autore) Silvia Pareschi (Traduttore)

Mondadori, 2018

Il corpo in cui sono nata – Guadalupe Nettel

(Ed. La Nuova Frontiera, pp.192, trad. Federica Niola, 2022)

Una donna si confronta con la sua infanzia segnata da un problema alla nascita: un neo bianco sulla cornea che l’ha costretta a portare per anni un grosso cerotto sull’occhio sinistro. La bambina, immersa in un universo fatto di suoni nitidi e di immagini sbiadite, sviluppa fin da piccolissima un profondo senso di estraneità nei confronti del mondo che la circonda. Sullo sfondo, il Messico degli anni Settanta, la scuola Montessori, i figli degli esuli politici e i suoi genitori in una relazione aperta. Ma poi, con gli anni Ottanta, tutto viene spazzato via: la famiglia si disgrega, il padre sparisce e la madre vola in Francia per proseguire gli studi lasciando la giovane protagonista, e il fratello, a casa di una nonna un po’ bigotta.

Come raccontare di se stessi, esclusivamente di se stessi, e riuscire ad affascinare, ad attrarre, a far sentire il lettore vicinissimo, partecipe, come se avesse avuto le stesse esperienze. Guadalupe nasce con un occhio che lavora poco rispetto all’altro, e condiziona la sua vita, il modo sia fisico che mentale di guardare e capire gli altri. Guadalupe racconta con lucidità, sintesi e chiarezza la sua infanzia e la sua adolescenza, e noi siamo con lei, quando parla delle sue sofferenze, delle sue piccole grandi lotte quotidiane, del suo sentirsi perennemente outsider in un mondo di inquadrati e allineati e in qualche modo predestinati, quando questa bambina inventa storie per combattere la solitudine e nello stesso tempo abitarla al meglio. La vita è questa qua, mai sicuri, mai sguardo limpido e preveggente, mai un finale previsto, mai approdo sicuro in anticipo. È paura, rabbia, resistenza, conflitto con i coetanei e ribellione verso il potere precostituito dei tuoi genitori, a torto o a ragione. Un percorso che ci racconta di amicizie, di amore e odio verso padri madri e nonni, di famiglie che perdono pezzi, del sesso, dell’ingresso in società e anche dell’inizio dell’amore verso la lettura e la scrittura. Ed è un percorso accanto al tuo corpo che invecchia e cambia con te, e alla fine ci fai pace o scegli una tregua affettuosa fino al termine di questo cammino, perché alla fine anche un difetto può diventare un modo per arrivare a vedere quel che gli altri non vedono.

Musica: Somebody, Depeche Mode

Carlo Mars