Paul Auster, Trilogia di New York, III

Stadio 3 di 3.
La stanza chiusa.

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Io ringrazio e basta, a questo punto. Ringrazio perché da tempo non trovavo nelle parole il sostegno che occorre alla spina dorsale del sentire per non sentirsi sussidiaria alla superficialità. Ringrazio per i contorni delle case e il cielo di Parigi e l’odore degli appartamenti di New York. Ringrazio per le digressioni e quello sguardo rivolto verso il Dentro che in pochi possono permettersi senza venire a noia anche a loro stessi. Ringrazio.
E aggiungo Auster (questo Auster, l’unico che ho letto) a quei nomi scritti sul soffitto della mia stanza interiore, a mano, ognuno con il proprio colore: i nomi che ho voglia di ricordare perché mi hanno rimesso a memoria il piacere di starsene al mondo a vagare fra gli sguardi di chi il mondo osa guardarlo davvero e poi ne scrive. Quando mi sdraio e li rileggo, quei nomi mi fanno stare bene.

Rob Pulce Molteni

Paul Auster

Paul Auster vale la pena, eccome. Sia La Trilogia che Follie secondo me sono libri splendidi. Dipende un po’ da quale aspetto di Auster vuoi conoscere per primo. Follie ti dà modo di incontrare i suoi indimenticabili personaggi più vicini alla realtà, più vicini al quotidiano. Li disegna in maniera perfetta e ti entreranno nel cuore (e so di essere noiosa e ripetitiva, ma non posso non inserire in questa categoria quel personaggio che amo alla follia e che è Auggie del film Smoke). Con la Trilogia affronti subito l’Auster più ricercato, con le sue immagini surreali, la ricerca di sé tra solitudine e alienazione. Un noir molto..mentale. In un caso o nell’altro, un’ottima scelta.

Anna Littlemax Massimino

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