Elias Portolu – Grazia Deledda #GraziaDeledda

 
Il matrimonio e l’infedeltà sono temi che non appassionano più nessuno, per certi versi. A meno che non siano raccontanti da una donna che conosce e indaga l’animo umano, e ne riporti vividamente i tormenti, i dubbi e le lacerazioni.
Se poi questa donna ne parla nel 1903, direi che tutto assume un significato ben più interessante di ciò che la semplice trama racconta.
La Deledda sceglie di rappresentare la fragilità in un uomo, Elias, apparentemente forte, rude, e lo fa con una forma intimistica. I dubbi e i tormenti di Elias non si trasformano quasi mai in dialoghi, se non con quelli fatti con sè stesso, quasi a voler insistere sul destino che l’uomo, come una “canna al vento”, non può vincere né cambiare.
Elias è un uomo indeciso, travolto dalla passione per Maddalena che diventa presto moglie di suo fratello, per cui inevitabile si aggiunge il senso di colpa.
Il fuoco della passione e dell’amore per la vita si trova ad essere però sempre in contrasto con l’incapacità di agire del protagonista, in fondo Elias non sa mai quale sia la cosa giusta da fare e le sue poche azioni sono dettate da un forza istintuale della quale poi si pente.
Si prova compassione leggendo la storia di Elias, ma anche disprezzo e questi due sentimenti diventano specchio nel lettore dei tormenti del protagonista, al punto tale che non si riesce ad avere una posizione precisa sulla questione della lotta tra vita e morale.
Poetica è la corrispondenza degli stati d’animo dei personaggi con il paesaggio e il susseguirsi delle stagioni.

S’avanzava l’autunno, portando una dolce melanconia nella tanca. Nei giorni vaporosi il paesaggio pareva più vasto, con misteriosi confini oltre il velato limite dell’orizzonte; e una solitudine più intensa gravava sulle tanche; gli alberi, le pietre, i cespugli assumevano qualche cosa di grave come se anch’essi sentissero la tristezza autunnale. Grandi corvi lenti e melanconici sorvolano il cielo pallido; l’erba di autunno rinasceva sulle stoppie annerite dalle abbondanti piogge cadute ultimamente. La greggia pascolava in lontananza; qualche grazioso agnellino d’autunno, bianco come la neve, belava con lamenti di bimbo viziato”.

Insieme a Pirandello, la Deledda si insinua in temi che alimentano ancora oggi gli studi della psicologia moderna, come il contrasto tra illusione e realtà, il sentimento del contrario, e la casualità, l’imprevedibilità, la relatività delle vicende umane.

Figlio mio, piccolo figlio mio” gemette fra sé “tu muori ed io non ti ho amato, ed io, invece di amarti, di curarti, di strapparti alla morte, mi sono perduto in un vano rancore, in una vana gelosia…Ed ora tutto finisce, e non c’è più tempo, non c’è più tempo a nulla…”.

E in questo suo primo romanzo, attraverso uno scenario e dei personaggi che sono inconfondibilmente sardi, ci suggerisce momenti di silenzio interiore e riflessioni che appartengono ad una dimensione mitica dell’uomo.

Egle Spanò

«Giorni lieti s’avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu. Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di fresco, il vino ed il pane pronti; pareva che Elias dovesse ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti, finita la sua disgrazia, lo aspettavano. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, specialmente da Zia Annedda, la madre, una donnina placida, bianca, un po’ sorda, che amava Elias sopra tutti i suoi figliuoli.»

Tre volte all’alba – Alessandro Baricco #AlessandroBaricco #recensione

 “E in effetti dall’orizzonte si era alzata una luce cristallina a riaccendere le cose e a rimettere in movimento il tempo.”

 


Si potrebbe leggere d’un fiato questo ultimo libro di Baricco.
96 pagine in cui prende vita una storia possibile, ma surreale, e che ti
lascia a guardare l’orizzonte a lungo, quando lo si finisce.
Eppure a raccontarlo è difficile, perché nelle storie che racconta
Baricco sembra quasi che non succeda mai niente; ma in quel niente c’è qualcosa di profondamente significativo per la persona a cui quel niente sta succedendo, e quindi anche a ciascuno di noi, quando non ci accade nulla di facilmente narrabile.

In “Tre volte all’alba”, un uomo e una donna si incontreranno per la prima ed ultima volta in tre momenti diversi e uguali delle loro vite.
Ogni volta troveranno la loro salvezza alle prime luci dell’alba.

Lui vende bilance, dorme da 16 anni nella stessa camera d’albergo e
questa notte sarà la sua ultima notte; lei, bella, quarantenne, e non
vive con l’uomo che ama.
Lui è il portiere dell’albergo, una volta ha ucciso un uomo e si
è fatto tredici anni di galera, lei ha sedici anni ed è incinta.
Lui ha tredici anni, ha appena visto i genitori morire, lei è una
detective, fra quattro giorni va in pensione e il suo ultimo compito lo
vuole svolgere al meglio.

“Venga le ho detto”
“Perché’?”
“Guardi fuori, è già l’alba.”
“E allora?”
“E’ ora che lei torni a casa a dormire.”
“Cosa c’entra che ora è? Non sono mica una bambina!”
“Non è una questione di ore, è una questione di luce.”
“Cosa dice?”
“E’ la luce giusta per tornare a casa, è fatta apposta per quello”.
“La luce?”
“Non c’è luce migliore per sentirsi puliti. Andiamo!”

L’alba è il luogo in cui le vite dei protagonisti vengono svelate, in poche abili battute, e viene compiuta una scelta, che potrà essere una rinuncia e una rinascita, che li porterà a camminare verso nuove direzioni. L’alba diviene spettatrice dell’irripetibilità degli incontri che solo attraverso il potere della scrittura potranno
rinnovarsi, senza mai ripetersi.

I dialoghi sono accattivanti e diventano il mezzo attraverso il quale i
personaggi, come nella vita reale, possono comunicare il loro vissuto e
l’incontro tra loro diventa il punto di arrivo di tutto quello che
sono stati e il punto di partenza per quello che saranno. Nell’istante
dei loro incontri c’è tutto quello che potrebbe accadere ed è
esattamente in questo punto che i lettori di Baricco sono sollecitati a
diventare i protagonisti della loro immaginazione nella vita reale.

“Stava pensando alla misteriosa permanenza dell’amore, nella corrente mai ferma della vita”.

Egle Spanò