L’invenzione della madre, Marco Peano

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L’invenzione della madre, Marco Peano

Lenta e lumachesca st’anno lazzìa, eppefortuna che la bava non la faccio (tranne si m’addormo in treno, vabbè). Del resto c’è un tempo per leggere e un tempo per le serie tivvù, come diceva qualcheduno. E inzomma con grandiiiiiissima difficoltà finii st’ultimo e lo so mica se è dipeso dal libro esso stesso o da me medesima, come al solito in medio stat veritas, ritengo.
Mi trovo d’altronde completamente d’accordissimo con la rece che ne fece la Daniela tempo fa e che mi spinse all’acquisto. Parla del rapporto di un ragazzo ventiseienne con la malattia prima e poi con la morte della mamma. Ora non ponetevi la domanda su quale istinto masochistico porti a intraprendere un percorso libresco sì tosto, ci sono assai motivi, la prossimità con tali argomenti, l’esorciccio, la “curiosità”, la voglia di scoprire un nuovo autore, ecchennesò, ma di tante di quelle robe, potrebbero motivare la scelta. Epperò ho faticato. E ne sono uscita non completamente convinta.

 

Stefania Lazzia

Diego Da Silva, Mia suocera beve

miasuocera

“Vincenzo Malinconico è un avvocato d’insuccesso semi disoccupato, semi divorziato, semi felice, è nominato difensore d’ufficio in un anomalo processo ripreso in diretta dalle telecamere di un supermercato, dove un mite ingegnere ha sequestrato un boss della camorra. Con la sua proverbiale irresolutezza e il suo naturale senso del ridicolo, Malinconico riuscirà a impedire una tragedia e forse anche a dare un senso a quel gran pasticcio che è la sua vita.”
Questo libro mi fu regalato per il suo titolo da mio marito -madre sua, colpa sua- È il secondo con protagonista l’avvocato Malinconico, scritto probabilmente sull’onda del successo del precedente (che non ho letto). La caratteristica del protagonista è partire in iperbole dialettiche o farsi film mentali che sfociano spesso in pipponi gratuiti che mi facevano passare la voglia di continuare la lettura. Peccato perchè alcune parti sono davvero divertenti, avesse tagliato un centinaio di pagine sarebbe stato piacevole. Prima parte davvero pesante, la seconda più scorrevole. Non lo consiglio nonostante abbia trovato tre “financo” nel testo.

E. Sciarada Terruzzi