Leonardo Sciascia – Il giorno della civetta

 

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Libro stracitato ma mai letto (e finalmente mi sono data una mossa, perché è davvero un bel libro!!!). Romanzo breve, che si legge di un fiato grazie alla Sciascia che lo ha scritto davvero bene. Un imprenditore si rifiuta di fare affari con la mafia e viene ammazzato mentre sta salendo sul bus…e nessuno vede nulla. Un potatore che abita vicino al luogo del delitto e che probabilmente ha visto qualcosa, sparisce (guarda caso). Così iniziano le indagini del capitano Bellodi: dovrà scontrarsi con l’omertà, le istituzioni colluse con la mafia, gli informatori, i “ma guardi che la mafia non esiste”.

“E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse, il servizio militare, le guerre, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, come in una sofisticata contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà dell’idea dello Stato o salirà a dirigerne il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia, che consente più breve il passo verso la vittoriosa solitudine.”

Ivana Vignato

Il sergente nella neve – Mario Rigoni Stern

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Libro scritto con uno stile semplice semplice e molto breve ma ricco di significato. L’autore ripercorre episodi che risalgono all’inverno del 1944, quando con il suo battaglione è stato protagonista della ritirata di Russia.
Oltre agli avvenimenti c’è molta riflessione personale, dalle riflessioni sulla vita al fronte alla paura e all’incertezza per il futuro.

Ivana Vignato

“Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati. I bambini specialmente. Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere… “