Elizabeth von Arnim, Una donna indipendente

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Ho terminato la lettura di un altro romanzo di Elizabeth von Arnim, “Una donna indipendente” (Bollati Boringhieri), meno spassoso de “La fattoria dei gelsomini” ma altrettanto arguto. E modernissimo nella sua struttura: costituita da un “epistolario unilaterale”,nel senso che al lettore sono offerte esclusivamente le missive di lei, e fatto solo intuire il contenuto di quelle di lui… il quale, dopo una breve storiona amorosa, l’ha mollata a favore di ben più benestante fanciulla ma che, dopo pochi mesi, le ha chiesto di rimanere amici. E lei ha accettato. E dalle lettere che gli rivolge, apprendiamo di come la sua vita si ricostruisca e si evolva. Ritrovandoci a godere di episodi in cui riappare l’ironia e il senso comico di von Arnim. In particolare, ho trovato divertentissima la lettera sulla “conversione” al vegetarianesimo e quella in cui si racconta l’atmosfera in un centro di collocamento per collaboratrici domestiche… Il finale del romanzo è tale da lasciare la lettrice di oggi con un groppo di stupore e commozione. Perché da un tempo lontano, l’autrice ci manda un messaggio di autonomia. Da realizzare se siamo state abbandonate dalla persona amata, da tenere a mente in ogni caso.

Sonia Patania

Elizabeth von Arnim – La fattoria dei gelsomini

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eh, dicevamo, Sonia Patania, la fattoria dei gelsomini, aggrassie del suggerimento.

DE LI ZIO SO. ennò, non sto parlando del filetto alla Wellington, o del branzino con broccoli e arance e neanche della sfogliata all’uva spina, no no.
sto parlando de sto libro qua, che si apre per l’appunto con un pranzo e co sto dolce, la sfogliata all’uva spina, che nessuno dei commensali tollera e digerisce.
tutto ciò che ha detto Sonia, la società aristocratica e quella borghese di inizio secolo, l’ipocrisia, la differenza tra l’apparenza e la sostanza o tra le prediche e i fatti, o il mare possinarabbiallo che se schiaffa sempre in mezzo alli zebbedei.
insomma c’è Lady Midhurst, fulgidissimo esemplare di virtù e rettitudine, che si scopre tradita da chi non posso dirlo e fuggendo si va a rifugiare nella fattoria e nei gelsomini di cui al titulo.
scene cinematografiche (l’ha già detto Sonia e allora cosa scrivi affà, zì?), dimore su cui fantasticare, gardenie, oleandri, ulivi, ghette, monocoli, vestiti argentati, scacchi, alta società (ecco ma perché io non so nata aristocratica e ricca ai primi del ‘900?? oddio, se mettevano il busto, le donne dell’epoca e cadevano in deliquio…). per quanto mi riguarda, dialoghi e riflessioni argute e a tratti scompisciose, ma soprattutto la protagonista si peccarità, me compenetro e me sta puro simpatica, ma la sua antagonista…na macchietta, un capolavoro.
e comunque: mai servire ai propri ospiti a fine pasto sfogliata all’uva spina con panna. è indigesta, sapevatelo.

Lazzìa