Questo bacio vada al mondo intero – Colum McCann #recensione #ColumMcCann

Fu il Vietnam a mettermi in ginocchio. La guerra arrivò e mi portò via i miei tre figli da sotto il naso. Li scovò nei loro letti, scosse le lenzuola e disse: Questi sono miei.
Un giorno domandai a Clarence perché volesse andarci e lui mi snocciolò due o tre argomenti sulla libertà, ma la vera ragione era che si annoiava. Brandon e Jason diedero più o meno le stesse risposte quando trovarono la cartolina tra la posta. Le sole lettere che nessuno rubasse mai dalle cassette. Il postino si portava in giro enormi sacchi pieni di dolore.

questo-bacioCiao a voi, amici.
Il primo libro di cui volevo parlare quest’anno è Questo bacio vada al mondo intero di Colum McCann.
Mi è piaciuto tantissimo perché la scrittura è coinvolgente e leggera in modo incredibile, e le storie intrecciate che racconta sono una più bella dell’altra. Sullo sfondo (che poi appare in primo piano) dell’impresa di Petit che danzò su un cavo teso tra le Torri Gemelle nel 1974, alcune vite incontrano il loro destino, srotolato su quella fune fragile e incontrollabile che ben conosciamo tutti.
Molto dolore, molta vita, molta verità.
Quello che mi sono chiesta è se sarebbe possibile oggi una tale esibizione, così pericolosa, così gratuita, così autentica.
Ci sono quelli delle tute alari, quelli del Guinness, pure gli atleti delle Olimpiadi.
Io mi commuovo per ogni conquista sportiva, medica, tecnologica, civile (pure per un gatto che si fa la doccia, a dire il vero), ma non avevo mai immaginato che ci fosse qualcuno così pazzo e innamorato della vita da ricercare come obiettivo esistenziale nient’altro che un momento di estatica bellezza da regalare a tutti noi.
Il romanzo racconta molto di più, ma il fatto che Philippe Petit sia esistito davvero ha preso un po’ il sopravvento.
Super consigliato.
Miao.

Daniela Quartu

Colum McCann – Questo bacio vada al mondo intero #ColumMcCann #recensione

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Nel 2014, spinto dal quarantennale dell’impresa, ho cercato il film Man on Wire, di cui vi ho già raccontato qualche settimana fa. Acquistandolo mi è stato proposto anche questo libro, che narra di vicende che avvengono proprio all’ombra di quell’uomo sospeso in una danza magica su un cavo teso a 110 piani dal suolo. Il titolo non mi ispirava per niente, ma le recensioni dei lettori mi hanno spinto a mettere anche quello in lista.
Così sono partito di nuovo per NY, nell’Agosto del 1974, e dintorni.
Il libro prende l’avvio proprio da quella mattina. Una figura nera sul cornicione, lassù in cima al mondo, qualche passante che inizia a guardare e che inizia a diventare folla, e domande e cosa succede e che ci fa lassù e forse si butta e buttati! e…
E poi il libro racconta di altre vite e altre storie, tutte a loro modo unite da fili sospesi nel vuoto, fili invisibili ma tesi e capaci di portarti dove non ti saresti mai aspettato, o di farti precipitare. Si racconta di perdite e di incontri, della vita che svolta in un battuto di ciglia, della grande Storia, che in quegli anni si chiamava Vietnam e Watergate, e della storia dei miserabili, dei tossici e delle battone nel bronx, o dei ricchi di Park Avenue, che ritrovano proprio tra quelle case fatiscenti una ragione per farsi forza a guardare oltre la propria disperazione.
Fili sospesi da percorrere verso un posto una persona che si possa, finalmente, chiamare Casa, lasciando il resto del mondo a girare.

PS: il libro mi sembra tradotto bene, ma non mi capacito della scelta del titolo, orribile. L’originale è Let the great world spin.

Luca Bacchetti